Racconti Brevissimi

I vandali

Vandali, pensò Nyctalus, passeggiando distrattamente sotto al davanzale della finestra. Sporgendo gli occhi da sopra il mantello guardò per un attimo, il mondo caduto sottosopra. Illuminata nella notte, la via lastricata di marmi bianchi, teatro di quattro giovani scalmanati. Li vedeva calciare una pietra come fosse un palla. Parlavano, si raccontavano storie arroganti che Nyctalus non riusciva a sentire. Il biondo, il più tremendo, calciò la pietra contro la porta d'ingresso di una casa. Lanciò un'esclamazione e i quattro, insieme, partirono di corsa, urlando e sghignazzando. Invece di fuggire dalle eventuali proteste, si fermarono dopo pochi metri. Il biondo saltò a piè pari su di un palo della luce, scuotendolo con violenza e ricadendo goffamente a terra. La luce del lampione formò delle ombre vorticose, sulla strada, sul cortile vicino, sulle pareti delle case, sfidando la pazienza della notte. Gli altri risero contorcendosi per la scena ridicola dell'amico. Le falene, sconvolte, presero a girare come impazzite attorno alla luce, qualcuna sbattendo rumorosamente contro la lampada. Una falena abbattuta spiralleggiò verso il basso e il ragazzino, non contento della sua stupidità, cercò di prenderla al volo con un calcio. La mancò e la falena toccò il suolo. Fece appena in tempo a rialzarsi per riprendere quota prima che il biondo le saltasse sopra. Fu allora che Nyctalus spiegò il mantello e spiccò deciso dal davanzale. In un attimo, librandosi nell'aria, fece una picchiata e puntò sui quei ragazzi. Il biondo, che minava ancora alla vita della povera falena, si accorse d'un tratto di Nyctalus e lanciò una esclamazione indicandolo. Nyctalus planò sicuro sopra le loro teste, il biondo dallo spavento perse l'equilibrio finendo col sedere a terra. Rapidamente Nyctalus virò a gomito e tornò alla carica. Il giovane gridò riparandosi d'istinto il volto, Nyctalus puntò su di lui, piegò di lato all'ultimo istante, a un centimetro dalla sua testa e... al volo, con i denti, afferrò saldamente la falena e con un colpo del mantello salì e tornò fieramente al suo davanzale. Ben fatto, pensò ammirando la preda. Credevi di potertene andare in giro di notte impunemente, vero?

Risveglio

Questo racconto fa parte di una raccolta intitolata
"IL CONDOMINIO" e pubblicata in un e-book dalla redazione di
www.emergentesgomita.com.

Oscar si destò di soprassalto, inspirando profondamente, sentendosi soffocare. I suoi occhi aperti a fatica ruotarono velocemente in cerca di un qualche punto di riferimento, in mezzo a quel caos di immagini e voci confuse che emergevano dal sonno. Non era mai stato così stanco, sentiva il petto pesantissimo, cercò di girarsi sul fianco per respirare. Per un periodo inquantificabile provò a scacciare i fumi di un sonno violento che non lo lasciava andare. Sentì un vociare provenire dall'esterno. Allungò un braccio verso quel richiamo che entrava dalla finestra, non sapeva nemmeno lui se voleva chiamare qualcuno, chiamare aiuto, o lasciarsi andare. Si protese verso le voci, con l'unica conseguenza di riuscire a cadere dal divano dov'era disteso. Dalla sua bocca uscì un grido soffocato, ma fu il tonfo a richiamare di corsa due persone. Davide, dalla fretta aprì quasi sfondando la porta della cucina, tenendo in mano una enorme tazza di caffè. Franco era già nella stanza e parlava nervosamente al telefonino con un medico. Erano stati loro a svegliare Oscar scuotendolo pochi minuti prima, chiamandolo indietro dal sonno mentre lui era ancora incosciente. Oscar era sul pavimento, con i piedi ancora sul divano, mentre tentava di strisciare malamente da qualche parte. -Dai dai!- incitò Franco, allungando le mani su Oscar per raccoglierlo. Davide posò la tazza su di un tavolino ed aiutò l'amico a sollevare quel corpo pesante. -Tiriamolo su! Il caffè! Lo misero in piedi a forza, mentre lui ansimava e aveva l'espressione deformata dallo sforzo che faceva mentre gli imponevano di restare sveglio. Si lamentava ad occhi chiusi, biascicando cose incomprensibili. Davide gli portò la tazza davanti alla bocca e, mentre Franco gli premeva alla base della mascella, lui lo fece bere. Oscar inghiottì di riflesso, con una smorfia ancora peggiore di quella che aveva prima. Tossì e si piegò in due quando il caffè gli andò di traverso. -Ok- disse Franco, -deve camminare- Lo costrinsero a muoversi intorno alla stanza. -Muovi le gambe!- gli diceva mentre lo sorreggeva a fatica. A Davide tremavano le mani, prese il telefonino che gli porse Franco e parlò col medico, questi gli suggerì cosa fare. -L'ambulanza sta arrivando- disse Davide. Vide sul tavolino una boccetta, con dentro poche pillole rimaste. Il mozzicone di una canna era spento in un bicchiere che puzzava di vodka. Il rombo di una moto proveniente dalla finestra colse la sua attenzione. Qualcuno stava andando a divertirsi, qualcuno non sapeva nulla del dramma che stavano vivendo. Prima giocavano a briscola, alla playstation, bevevano Ceres e svuotavano barattoli di Pringles, parlando di lavoro, di gnocca e di esami insostenibili e poi... e poi tutti a nanna, domani si ricomincia, si ricomincia a combattere con un altro giorno. -Non deve assolutamente dormire- diceva il medico.